Le riforme pericolose
11 aprile 2014

Il Governo Renzi è nato da accordi di palazzo in un parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale n°1 del 2014. Dunque, è accettabile che un Presidente del Consiglio non eletto da nessuno e supportato da un Parlamento eletto con il “Porcellum” modifichi la Costituzione?
Secondo insigni Costituzionalisti, da Pace a Zagrebelsky, assolutamente no. Anche secondo noi è un atto politico scorretto. Un Governo, in questa situazione, dovrebbe limitarsi a fare una legge elettorale nel rispetto della sentenza della Consulta, affinché il nuovo Parlamento venga legittimato dal voto popolare e non, come accade adesso, lasciare che un gruppo di avventurieri attaccati alla poltrona modifichi pericolosamente la Parte Seconda della Carta Costituzionale.
Se i due terzi del Senato voteranno il ddl Costituzionale: cosa cambierà? I media non riescono a chiarire i dubbi dei cittadini confusi da continui slogan che parlano di “superamento del Bicameralismo perfetto” e “Risparmio di un Miliardo”.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.
1) Il risparmio non sarà di “un Miliardo”, ma di circa 80 Milioni di Euro. Lo scotto, però, sarà l’abbattimento di una struttura di verifica democratica che negli anni ha bloccato leggi pessime come la “legge bavaglio” sulle intercettazioni. Inoltre, tutte le strutture burocratiche del Senato verranno mantenute, con i quasi 900 dipendenti che hanno una media di retribuzione di 163 mila euro l’anno, dal commesso allo stenografo. Con una media di oltre 10.000 euro al mese a testa.
2) Trasformare il Senato attuale in Senato delle Autonomie prevede la riduzione dei Senatori, da 315 a 150, che non saranno eletti dai cittadini nelle elezioni politiche insieme a quelli della Camera. Del Senato delle autonomie faranno parte i presidenti delle Giunte Regionali e province autonome, i Sindaci dei comuni capoluogo di Regione, 2 Sindaci a scelta dei Governatori delle Regioni, 21 persone nominatedal Presidente della Repubblica. I Senatori “territoriali” non verranno retribuiti perché già stipendiati da enti regionali e comunali. Tutti gli altri invece sì, e avranno i rimborsi per trasferte e spese aggiuntive.
3) Il Senato delle Autonomie non voterà la fiducia al governo né le leggi di bilancio. Ma voterà le leggi costituzionali ed eleggerà il presidente della Repubblica e un terzo del CSM. Potrà suggerire leggi alla Camera e avrà funzione legislativa nell’ambito di norme generali sul territorio.

Una Riforma così ambiziosa che cambierà totalmente il modo di amministrare il Paese necessita di più cautela e dell’apporto di valenti costituzionalisti. Sembra che la fretta del “Fare” stia rottamando il buon senso, mettendo in risalto, al contrario, una classe politica cialtrona che bada più alla facciata ed ai sondaggi che al bene dell’Italia.