Il bilancio deciso dai cittadini
02 gennaio 2015

A San Nicola abbiamo appena assistito alla caduta dell’amministrazione comunale targata Delli Paoli,  prima a causa della non approvazione del bilancio di previsione e poi del piano pluriennale di riequilibrio, dovuta a squilibri di bilancio originati dalla mala gestione della città negli ultimi anni. Una domanda sorge spontanea: i cittadini sarebbero in grado di fare meglio di coloro che hanno eletto?

In Italia non è consentito votare sui bilanci di previsione tramite referendum, ed è per questo che nasce l'idea del bilancio partecipativo, una moderna forma di democrazia diretta che dà voce e peso ai cittadini nella gestione delle risorse finanziarie comunali. Tale bilancio non è un semplice referendum o un'inchiesta demoscopica, ma un tipo di consultazione popolare permanente, rigorosamente normata, atta a garantire il controllo diretto dei cittadini almeno su una parte del bilancio di previsione comunale.

Si articola in quattro fasi: preparazione, dove si organizzano incontri in cui vengono definiti regole, criteri, la parte del bilancio sottoposto; partecipazione in senso stretto, in cui, tramite assemblee, vengono illustrati bilancio e progetti, si raccolgono le proposte dei cittadini, se ne valuta la fattibilità e l'elenco delle scelte viene inoltrato all'amministrazione; realizzazione, in cui l'amministrazione gestisce la finanza comunale secondo le scelte del bilancio partecipativo, informando i cittadini sull'avanzamento dei lavori; infine c'è la fase di rendicontazione e controllo, in cui il sindaco e/o la giunta comunale rendono conto della realizzazione del bilancio partecipativo.

Ma a cosa serve tale bilancio se i Comuni devono subire continui tagli alle entrate? Queste forme di democrazia dal basso non comportano forse nuove spese di gestione invece di far respirare le casse comunali? Il cittadino medio s’intenderà sufficientemente di bilancio pubblico quando gli stessi consiglieri comunali si dimostrano spesso incompetenti in materia? E infine: si può veramente far affidamento sul senso civico e di responsabilità dei cittadini? Dubbi legittimi, ma spesso alimentati proprio da quella classe politica che finora ha avuto tutto l’interesse di mantenere lontano i cittadini dalla gestione della cosa pubblica.

La risposta arriva da tanti esempi, anche in Italia, dove il processo di bilancio partecipativo è riuscito a ottenere più trasparenza, più sostenibilità, più equità distributiva fra gruppi sociali e fra quartieri, e più influenza diretta della popolazione sulle spese pubbliche comunali. Coinvolgendo tanti cittadini si mira a far crescere la responsabilità sociale e il senso civico generale. In tanti casi la cittadinanza si è dimostrata più competente e con idee migliori di chi la amministra.

A Grottammare, nelle Marche, i progetti avanzati ormai da parecchi anni dai cittadini vengono applicati al 90% procurando un alto tasso di credibilità agli amministratori. L‘obiezione spesso espressa nei confronti di questo strumento partecipativo, cioè che non ci siano abbastanza fondi per tutti i desideri dei cittadini, si è rivelata essere esagerata: il 60% delle proposte ha comportato costi molto ridotti, il 23% costi medi e solo il 9% ha richiesto uno stanziamento più consistente per cui non sempre potevano essere realizzati.

Il bilancio partecipativo potrebbe quindi rappresentare un modo efficiente per rendere la città di San Nicola più viva e partecipata, con una gestione trasparente dei fondi. Ed è per questi motivi che inseriremo questo strumento, insieme ad altri di democrazia partecipativa, in un futuro programma per una lista elettorale 5 Stelle.